Dai, leggiamo!

Francesca Capelli racconta “Il cacciatore di aria”

Un racconto per conoscere l’aria e la necessità di rispettare l’ambiente

Io vorrei che qualcuno leggesse questo libro non per la sua utilità, ma per la sua inutilità. Che lo leggesse semplicemente perché racconta una storia che appassiona e che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima riga. Una di quelle che storie con non ti mollano e ti costringono leggere di nascosto, con la luce sotto le coperte, perché tua madre ti ha già detto da mezz’ora che è ora di dormire.
Aida è venuta a trovarmi una mattina e con la cocciutaggine che la contraddistingue mi ha detto che voleva assolutamente far parte di una mia storia e non mi ha mollato finché non ho accettato. Una mattina, a Buenos Aires (la città dove vivo), stavo aspettando che il semaforo diventasse verde, respirando il fumo puzzolente di un camion in sosta a motore acceso, che sgasava allegramente. Accanto a me sono comparsi i bambini di una scolaresca libera uscita con le loro maestre, tutti in fila e compìti.
Ho pensato al fatto che fossero costretti anche loro a respirare quel gas. Così mi è venuta in mente la prima scena del romanzo. Il resto lo scoprirete voi. Se c’è una morale, in questo libro, non è per i ragazzi ma per gli adulti: vedete di proteggere l’ambiente, per lasciare ai vostri figli un mondo ancora abitabile. E non raccontate loro troppe bugie, ve le rinfaccerebbero per tutta la vita.
 
Francesca Capelli

Francesca Capelli vive tra l’Italia e l’Argentina. È giornalista professionista, specializzata in temi scientifici. Ha pubblicato per Giunti, Simos. 

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