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Uga l’anatra muta impara a parlare

Referente: Elena Tozzi

Scuola: Scuola dell'infanzia "Serafino Beconi" – lucca
Classe: Sezione eterogenea

Descrizione:

il racconto nasce sul progetto di Plesso “Uguali e diversi” che affronta diversi aspetti della diversità, in questo caso dovuta ad una disabilità, affrontata e superata con l’impegno sia del soggetto disabile che dal suo migliore amico.

 

Tutte le mattine i cuccioli andavano a scuola a piedi, in autunno e in primavera era piacevole camminare tra i sentieri della pineta, i cuccioli si divertivano un mondo a correre, saltellare, rincorrersi da casa a scuola. Ma d'inverno... Il freddo era proprio freddo, il vento gelava il nasino, anche i vestiti pesanti impedivano i movimenti, che tragedia! andare da casa a scuola era proprio diventato un tormento. proprio perché non potevano divertirsi rincorrendosi, i cuccioli inventarono un gioco per passare meglio il tempo della camminata. era un gioco bellissimo, il cucciolo in fondo alla fila diceva nell'orecchio del cucciolo che stava davanti a lui una parola e quello doveva suggerire la stessa parola a quello che gli stava davanti e così via, fino al primo della file che, a voce alta, doveva dire la parola. ma, magia, dall'ultimo al primo della fila la parola si trasformava, non era mai quella originale suggerita dal primo bambino.
per esempio, il primo bambino sussurrava la parola ARANCIA, all'orecchio di quello davanti e man mano che la parola passava da un cucciolo all'altro cambiava un po' qui, un po' là, una lettera, una vocale ascoltate o dette male e il primo della fila se ne veniva fuori con: PALANCA, PISALANCA, PANCIA e quasi mai con la parola originale, allora tutti a dire: "no", "hai capito male", "no, me l'hai suggerita male tu", certe volte venivano fuori parole che sembravano parolacce e allora quante risate, il primo diceva TETTO e l'ultimo urlava CULETTO! Da sbellicarsi!!! c'era un cucciolo però che non si divertiva per niente a questo gioco ed era Uga l'anatra, lei non partecipava mai perché non sapeva parlare e quindi non poteva suggerire la parola al compagno davanti a lei che tristezza! camminava quindi sempre di fianco alla fila, a testa bassa, mentre gli altri si divertivano un mondo.
Ciccio il riccio, il suo più grande amico, si accorse che Uga era triste e non giocava al gioco del "telefono senza fili" ed un giorno, abbracciandola le disse: "Mia cara Uga, ma perché non vuoi mai giocare a questo gioco? Guarda che è proprio divertente!" Uga lo guardò con gli occhi tristi, poi aprì il becco toccandoselo con un'ala e scosse la testa, allora Ciccio capì che Uga non poteva giocare perché non parlava, allora le disse:"Uga, se vuoi ti aiuterò ad imparare a parlare, faremo dei giochi divertenti per la bocca e la voce, poi vedremo che succede, ricordati però che a me piaci così come sei, sei la mia migliore amica!" e Uga annuì contenta, mentre due lacrime di gioia le inumidirono gli occhi.
Da allora, tutti i giorni di quell'inverno freddo e buio, Uga e Ciccio, mentre tornavano a casa, fecero tanti giochi "logopedici", così si chiamano quei giochi che insegnano a parlare. delle volte Ciccio lanciava una piuma in aria e Uga, soffiando, la doveva tenere in aria e non farla cadere in terra, altre volte portava una candela accesa ed Uga la spegneva tante e tante volte. Poi cominciarono con dei versi: "gu, ga", "pu, pa" ed Uga, piano, piano cominciò ad imparare a modulare la voce, prima emettendo solo dei suoni semplici, poi sempre più lunghi e complicati e proprio quando l'inverno stava per finire, Uga pronunciò la sua prima parola completa:"Ciccio!"
Uga e Ciccio si abbracciarono e da allora Uga non smise più di parlare e partecipò sempre al gioco del "telefono senza fili" diventando la più brava di tutti. Diventò anche una bravissima cantante lirica e nel Teatro Puccini risuonò spesso la sua splendida voce ed il suo amico Ciccio rimase il suo amico del cuore per sempre!

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