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Il mistero dell’acqua perduta

Referente: Genoveffa Capuzzi

Scuola: Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli - Scuola dell'infanzia Lazazzera – matera
Classe: 4 anni

Descrizione:

Questo racconto nasce dalla volontà di far conoscere il nostro territorio, per  riannodare i fili della memoria, tra storia e leggenda.

 

“Una generazione che ignora la storia non ha passato, né futuro”

Heinlein

 

Siamo partiti dall’esperienza della visita dei siti FAI della nostra città e da lì impallinando parole e ritagliando emozioni, abbiamo dato colore ai nostri pensieri e sono nati i personaggi e le ambientazioni.

Il percorso si è snodato  tra i rivoli  di un bene prezioso, per far acquisire la consapevolezza della tutela dell’ambiente sin da piccoli, perché è nel prendersi cura, che si diventa grandi.

Il mistero dell'acqua perduta
Giorgio, Lucilla e Amine sono amici per la pelle e insieme al loro cucciolo a quattro zampe Filorosso vanno a caccia di avventure. La loro curiosità è contagiosa e spesso a loro si uniscono altri amici, anche se i tre sono inseparabili. Armati di una lente d’ingrandimento, una torcia e una sacca che si riempie dei tesori che trovano, esplorano la città con gioia.
Quel giorno ancora non si aspettavano di vivere una meravigliosa avventura, che difficilmente avrebbero dimenticato, anche quando sarebbero diventati grandi come i loro genitori e addirittura come i loro nonni. Mentre passeggiavano videro, incastonata nel muro di una casa abbandonata, una meravigliosa conchiglia.
Con difficoltà, riuscirono a staccarla dal muro senza romperla. “Come fa a trovarsi nel muro? Dovrebbe essere nel mare o sulla spiaggia” - disse Giorgio. “Sarà di una specie rara, di quelle che volano” - rispose Amine. “Ci deve essere una ragione” - esclamò decisa Lucilla. “Facciamola vedere al mio papà” - propose Giorgio “è il sindaco, saprà darci delle spiegazioni”.
“Figlio mio, tantissimi anni fa, la nostra città era sott’acqua. Quando è emersa, l’uomo ha iniziato a costruire le case e così qualche conchiglia è rimasta intrappolata nelle pietre usate per la costruzione”. Giorgio ci pensò e chiese: “Perché non organizziamo una festa d’acqua per ricordare quel periodo?”. “Ottima idea” - disse il sindaco - “Realizziamo una giostra d’acqua”.
In un battibaleno costruirono una giostra d’acqua e il primo giorno d’estate ci fu l’inaugurazione. Tutti i cittadini furono invitati alla festa: nonni arzilli, bimbi gioiosi e adulti titubanti sguazzarono felici.
Quella notte, quando tutte le luci si spensero, l’acqua nella giostra continuò a scorrere: si erano dimenticati di chiudere i rubinetti e la città fu inondata. Il mattino seguente, gli abitanti di Pietrilla si svegliarono con i piedi bagnati, ma da tutti i rubinetti delle proprie case non scendeva neanche una goccia.
Allarmati, si riunirono in piazza per discutere il da farsi, quando ad un tratto, sul campanile della cattedrale, comparve uno strano folletto buffo e dispettoso con cappello rosso: il Monacello! Arrabbiato gridò: “L’acqua è un bene prezioso che voi non avete apprezzato e addirittura l’avete sprecato, da oggi non ne avrete più!”.
Mentre i grandi cercavano soluzioni, Giorgio, Lucilla e Amine andarono in esplorazione alla diga per verificare se ci fosse abbastanza acqua per tutti. Lì incontrarono il vecchio saggio che disse loro: “Cari bambini, un tempo l’acqua della diga sarebbe stata sufficiente per tutti, ci viveva addirittura la balena Giuliana, che sparì quando la città emerse. Ma l’acqua prima o poi finirà e non può bastare per tutti.” “Come facciamo per riavere l’acqua?” - chiese Amine. “Per esaudire i desideri, dovete togliere il cappello al Monacello, ma non è semplice” - rispose il vecchio saggio. “Gli regaliamo dei dolci?” - propose Lucilla, “Forse è meglio un cappello nuovo” - disse Giorgio. “No” - rispose il vecchio saggio - “dovrete donargli il bene più prezioso per voi”. I tre amici tornarono in città e diedero appuntamento nel bosco a tutti i bambini di Pietrilla.
Il dono più prezioso era l’ultima ciotola d’acqua che erano riusciti a conservare. Si riunirono in un grande cerchio e misero al centro la proprie ciotole che, illuminate dai raggi della luna piena, crearono un luminosissimo anello d’argento. All’improvviso il Monacello apparve, sorrise e, commosso dalla generosità di quei bambini, decise di togliersi il cappello e il loro desiderio di riavere l’acqua fu esaudito. Le ciotole si svuotarono e al loro posto spuntarono dei semi. Dal quel giorno, i bambini compresero l’importanza dell’acqua e si presero cura di quei semi, che divennero alberi. Ancora oggi se volete rinfrescarvi all’ombra di grandi alberi, c’è un cerchio in un bosco dove si sentono allegre voci di bambini che un giorno salvarono una città.

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