Dai, leggiamo!

Isabella Paglia racconta “La famiglia Millemiglia – Tra i monumenti d’Italia”

Alla scoperta delle bellezze del nostro paese

Leggere per il proprio piacere, è una delle cose più importanti che un bambino può fare. Perché tutto cambia quando leggiamo. Quando leggiamo viaggiamo. Si costruisce l’empatia con il mondo che ci circonda che conosciamo e anche quello che non conosciamo. Leggendo si impara che io sono anche qualcun altro, sono ogni altra persona, e quando si ritorna nel proprio mondo ci si ritrova arricchiti.

Non bisogna pensare che tutti i libri utili siano monotoni, questo non lo è, anzi ci si diverte molto leggendolo! Io ho una regola: non scrivere mai e in nessuna circostanza, qualcosa che non vorrei leggere per me stessa.

Scrivere per bambini è un lavoro importante, perché se uno scrittore fa male il suo lavoro e scrive libri noiosi che allontanano i bambini dalla lettura, ha sminuito anche il loro futuro. Per questo scrivo libri divertenti ma ricchi di contenuto come La Famiglia Millemiglia. Insieme a Teo, Gaia, il cagnolino Pulce, da cui ho preso ispirazione perché è la fotocopia del mio, i bambini (e non solo loro) possono partire e scoprire la bellezza dell’arte, del nostro Paese, per poi tornare con un immenso tesoro…

Isabella Paglia

Isabella Paglia è un’apprezzata redattrice e autrice di libri per bambini e ragazzi. Adora scrivere e viaggiare, e per la Raffaello è autrice di tutta la serie “A spasso con la geografia”.

Claudio Elliott racconta “Cleopatra”

Il fascino e la saggezza della regina d’Egitto

Cleopatra è una delle figure femminili più affascinanti della storia. Le donne sono poco presenti nei libri di storia, ma quelle poche sono formidabili: Giovanna d’Arco, Caterina di Russia, Elisabetta I d’Inghilterra, ma sopra tutte le altre spicca per la sua personalità, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua abilità politica Cleopatra, faraone d’Egitto (nata nel 69 a. C, morta a neanche quarant’anni nel 30 a. C.).
Stavo sotto l’arco di rose del mio giardino, un bel mattino di agosto, il 12 agosto per essere più preciso. La data è importante. Devo dirvi che io ho rapporto vivo con i miei personaggi: spesso li vedo passeggiare nel giardino, sedersi su una panchina, chiacchierare tra di loro, stare da parte immusoniti (come il bullo dei Giorni della Tartaruga), camminare mano nella mano (Erion e Silvia del Barcone della speranza).
Tra questi personaggi quel giorno, quel 12 agosto, vidi una persona che non doveva esserci. La riconobbi subito: il suo volto ornato da un naso importante, il suo portamento, ma soprattutto il suo abbigliamento … Non poteva che essere lei! Ma che ci faceva tra le mie creature?
-Tu sei Cleopatra? – le chiesi titubante.
– Certo – disse lei, fissandomi con occhi neri e splendenti.
– Questo è il giardino dei miei personaggi – le feci notare.
– Oggi sono morta – disse lei, come se non mi avesse sentito. – Scusa? – 12 agosto. La data della mia morte.
Volevo dirle che quello non era un cimitero, ma lei continuò a parlare: – Tu parlerai di me, della mia breve vita e della mia morte.
In verità, l’editore mi aveva chiesto di scrivere una sua biografia per bambini: lei come faceva a saperlo? Tra l’altro, in quel giardino vivevano personaggi già scritti, non quelli ancora da plasmare.
– Hai iniziato il libro, vero? – mi chiese, stringendomi il braccio. Ci vidi un segno di speranza.
– Una decina di righe – dissi, ed era la verità.
– Alla piccola principessa Cleopatra piaceva ascoltare il suono del flauto – recitò lei. Erano le prime parole del mio romanzo!
– Ma …
– Ero alle tue spalle mentre scrivevi. E ora ti aiuterò ad andare avanti – disse lei, che poi andò a sedersi, dritta come una regina, sul dondolo. Il mio gatto le balzò sulle gambe e si acciambellò facendo le fusa.
Fu questo episodio che mi spinse a continuare il mio libro sulla Regina delle regine, Cleopatra.
Mentre scrivevo con lei sempre seduta col gatto, a volte sotto l’arco di rose, a volte sotto il gazebo, mi accorgevo che, parlando di quella donna così potente, volevo far capire ai miei lettori quanto ogni obiettivo si possa raggiungere se si mettono insieme intelligenza, bravura, cultura e chiarezza degli obiettivi da perseguire, come aveva fatto lei.

Claudio Elliott

Claudio Elliott insegna in una scuola media di Potenza. è un affermato scrittore per bambini e ragazzi.

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Simone Fornara e Mario Gamba raccontano “Telefonino, non friggermi la zucca!”

Ernesto con le sue orecchie giganti, dieci scienziati e un viaggio tra le nuvole

La prossima volta che uscite di casa, provate a guardarvi attorno, con attenzione. Che cosa notate? Persone che parlano tra di loro, che ridono allegramente, che si battono pacche sulle spalle? Persone assorte nella lettura di un bel libro di carta, grande, coinvolgente, frusciante? Oppure tanti individui intenti a telefonare o a pigiare con le dita gli schermi di smartphone, tablet e aggeggi simili? Che magari parlano a voce alta, gesticolando come matti, senza nessuno accanto? Ebbene, l’idea del nostro libro nasce proprio da questa preoccupante visione (che, poi, non è veramente una “visione”, ma una inconfutabile realtà!) e dal desiderio di provare a cambiare un po’ le cose. O per lo meno di far capire ai nostri giovani lettori che bisogna usare un po’ di cautela nell’affidare le proprie vite ai cellulari e alle nuove tecnologie.

E’ così che ci è venuta in mente la storia di Ernesto, un bimbo al quale i genitori incautamente regalano un telefonino di nuova generazione, confidando nella sua capacità di usarlo con moderazione. Cosa che non avviene. Già, perché per Ernesto (e per i suoi tanti amichetti) il telefonino è una tentazione troppo forte, talmente forte da spingerlo a usarlo ininterrottamente, fino alle terribili conseguenze: gli crescono le orecchie, gli diventano enormi e bollenti, mentre dalla testa gli escono scintille e fumo, e una folata di vento se lo porta letteralmente via, facendolo svolazzare in un mondo di sogno (ma sarà poi davvero un sogno?).

La storia va poi avanti come una fiaba classica, solo che è moderna: invece di draghi, fattucchiere e bacchette magiche, c’è il mostro della tecnologia usata senza ritegno, c’è il chiacchiericcio incontrollato della gente al cellulare a soffocare la voce di chi ha capito che i cellulari possono fare anche molto male, se usati troppo e senza motivo. E poi c’è anche il finale, come quello di una fiaba (ma non sveliamo troppo, altrimenti che gusto ci sarebbe a leggere il libro?).

Insomma, abbiamo voluto affrontare un tema molto serio (i danni – fisici e sociali – che derivano dall’abuso delle tecnologie) in modo ironico e divertente, come è nel nostro stile. E la risposta dei giovani lettori ci ha dato più volte ragione: è stata una scelta vincente. Ogni anno ci capita infatti di incontrare classi e scuole e di parlare con decine di bambini delle sventure di Ernesto e dei dieci scienziati che hanno cercato di salvare l’umanità dalla catastrofe. Con la speranza che qualcuno, più prima che poi, ci riesca davvero.

Simone Fornara & Mario Gamba

Simone Fornara, nato a Omegna, paese di Gianni Rodari, si occupa di formazione degli insegnanti di ogni ordine e grado, ma è anche scrittore appassionato di divertenti racconti per ragazzi.
Mario Gamba vive a Borgomanero. Insegna storia e filosofia nei licei del Piemonte e da anni si dedica, tra le altre cose, alla composizione di favole e storie per ragazzi.


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Lorenza Farina racconta “La casa che guarda il cielo”

Conoscere per non dimenticare

La prima volta che “ho conosciuto” Anna Frank, la ragazzina ebrea, diventata simbolo della Shoah, avevo 12 o forse 13 anni e ho condiviso il suo essere adolescente: i suoi sbalzi d’umore, la sua voglia di diventare grande, il suo bisogno di avere un’amica cui confidare anche le cose più intime. Quando mi è stato proposto di scrivere un romanzo su Anna Frank, rivolto a lettori dai 9 anni in su, confesso che ho provato un sentimento misto di paura e di grande responsabilità.
Per non rischiare di ripetere storie già scritte, ho cercato di dare un taglio originale al racconto, offrendo un punto di vista diverso, insolito, intrecciando realtà storica e fantasia.
Sono partita dall’idea che ogni casa avrebbe molte cose da raccontare su chi la abita o l’ha abitata. Ecco, quindi, che i luoghi reali diventano luoghi immaginari, offrendo scenari inediti su vicende interiori e brandelli di vita quotidiana.
La casa di Amsterdam, in Prinsengracth 263, dove Anna trovò rifugio per due anni insieme ai suoi sventurati familiari e compagni, perseguitati dai nazisti perché ebrei, è il narratore emozionato e partecipe della fiduciosa attesa, dei momenti di paura e di labile serenità, della crescita e della maturazione di Anna.

L’Alloggio segreto in fondo siamo noi che, attraverso il racconto, entriamo in punta di piedi in quelle stanze umide e anguste, scoprendo sentimenti, emozioni, esperienze perdute e recuperate. Come la casa narratrice, anche noi ci mettiamo nei panni degli otto clandestini, viviamo e partecipiamo in prima persona al loro dramma.
La casa, oggi diventata museo, sembra non avere più pareti, aperta a chiunque voglia visitarla. Si lascia guardare e si protende verso il cielo come i rami dell’ippocastano che Anna ammirava dalla finestra della soffitta. Ecco il significato del titolo dato a questa avvincente narrazione.

Lorenza Farina

Lorenza Farina è nata a Vicenza, dove lavora come bibliotecaria. Le piace scrivere storie che fanno divertire, ma anche riflettere. Ha pubblicato una ventina di libri, tra romanzi, racconti, fiabe e filastrocche, con i quali ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti. Ma il premio più grande è quello di svegliarsi la mattina con una nuova storia da raccontare.

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Michela Albertini racconta “Nina e la capanna del cuore”

Il coraggio che c’è in noi

La storia di Nina è una storia a me particolarmente cara, non solo perché è il primo libro che ho scritto e pubblicato, ma soprattutto perché – per scriverlo – mi sono ispirata ad una bambina che ho conosciuto realmente. La ricordo bene ancora oggi, a distanza di tanti anni: arrivava da un Paese lontano, era gentile e piuttosto introversa. I suoi timidi sorrisi, che cercava di nascondere chinando la testa, sapevano di malinconia. Pur conoscendo la lingua italiana, non parlava molto: preferiva ascoltare. Di lei, improvvisamente, non ho saputo più nulla: da un giorno all’altro era andata via, senza fare rumore, come era arrivata. Ha lasciato dentro di me un silenzio inaspettato che ho colmato creando la “mia Nina”. Ho la speranza, un giorno, di incontrarla di nuovo, così, semplicemente, mentre magari mi dice: “Lo sai che ho letto Nina e la capanna del cuore?”.

Michela Albertini

Michela Albertini vive a Milano, è laureata in pedagogia e lavora come insegnante di scuola primaria. Ama le cose semplici, come leggere, chiacchierare con le amiche e passeggiare in un bosco. Tra una passeggiata e l’altra… scrive storie per ragazzi. 

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Cinzia Capitanio racconta “Lo scrigno delle farfalle”

Una mente sana in un corpo sano

Una domanda che i bambini fanno all’inizio di ogni incontro è: – Perché hai scritto “Lo scrigno delle farfalle”? È una domanda che mi piace. Mi diverto a rispondere perché è come svelare un piccolo segreto sussurrandolo alle orecchie curiose dei giovani lettori. 

Ho inventato questa storia perché mi è stato proposto di provare a scrivere un racconto che parlasse di alimentazione… ma la parte curiosa non è questa! Il fatto è che non ero per niente convinta di avere delle buone idee. Ovunque si sente parlare di cibo: nelle trasmissioni televisive, nelle pubblicità, nei giornali… In libreria c’è sempre uno scaffale in bella vista con libri di cucina ricchi di consigli, ricette, combinazioni nuove di alimenti… Forse perché ho una famiglia numerosa e cucinare non mi piace troppo ma, quando vedo pentole, cucchiai e piatti, mi viene un certo malessere.

All’idea di cominciare un racconto sull’alimentazione, perciò, sono andata in crisi proprio come farebbe un bambino di fronte ad un compito inaspettato assegnato dalla maestra. Ecco l’idea!!! È così che è nata! Giulio, il protagonista della mia storia, all’inizio del libro si trova a dover fare una ricerca sull’alimentazione e, al solo pensiero, si incupisce e diventa triste perché avrebbe preferito studiare qualcos’altro e non sa da dove cominciare.

Nel momento in cui le mie emozioni sono diventate quelle del personaggio che avevo creato, tutto è diventato più semplice. Ho capito che sarei riuscita a scrivere il racconto. Decisi, però, che lo avrei fatto a modo mio. Attraverso il tema dell’alimentazione avrei affrontato anche altri aspetti della vita dei bambini: l’amicizia, l’accettazione di sé stessi e degli altri, la conoscenza del corpo umano, l’incontro fra culture diverse, il bullismo… Ho cominciato a studiare la cultura cinese cercando informazioni nei libri e, in quindici giorni, il racconto, che pensavo di non riuscire a scrivere, ha preso vita.

Un’altra domanda che mi fanno i bambini che non hanno ancora letto il libro è: – Perché hai scelto il titolo “Lo scrigno delle farfalle”? In questo caso rispondo sorridendo: – Se ve lo dicessi sarebbe come se svelassi la fine di un cartone animato o di un film prima che abbiate avuto la possibilità di vederlo. Vi toglierei il piacere di guardarlo! Il titolo è un segreto che scoprirete solo se sarete così curiosi e tenaci da arrivare fino all’ultima pagina della storia di Giulio e Ji perciò… buona lettura!

Cinzia Capitanio

Cinzia Capitanio vive a Vicenza. È laureata e insegna da molti anni nella scuola primaria. Adora leggere e raccontare storie perché i libri sono un mezzo meraviglioso per viaggiare con la fantasia, sognare, ridere e pensare.

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