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#DAILEGGIAMOICLASSICI: Senza Famiglia

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Remi: la grande avventura

Nella seconda metà dell’Ottocento, Octave Feuillet inventò un nuovo genere di racconto popolare, il feuilleton o romanzo d’appendice, che usciva a puntate sui giornali. Da questa idea vincente, nacquero i grandi romanzi classici per adulti scritti da autori del calibro di Dumas e di Balzac.

Hector Malot allargò la prospettiva di questo genere letterario ai racconti per ragazzi e pubblicò, nel 1878, Senza famiglia, il primo feuilleton per i giovani lettori, una storia appassionante che lo rese famoso a livello mondiale e che è diventata un classico della letteratura giovanile.

Il libro è un succedersi di avventure e di colpi di scena durante un viaggio interminabile attraverso una Francia rurale e vasta, dove bambini abbandonati e sfruttati erano consuetudine. Un Paese che ricorda l’Inghilterra dei piccoli orfani narrata da Dickens, una Francia dove però i bambini hanno più opportunità di salvarsi perché paradossalmente sono in genere ignorati dalle istituzioni basate su una carità ipocrita e pelosa.

La storia di Remi

Remi vive la sua prima infanzia protetto dalla madre adottiva, in condizione di povertà ma non di miseria, accudito con amore e nutrito dal latte tiepido della mucca di casa. Mucca che mamma Barberin è costretta a vendere, ma che si vedrà restituita dal figlio nel proseguo del racconto. Quando il marito della donna ritorna a casa, è un uomo storpiato da un incidente sul lavoro, indurito e infelice. Si sbarazza di Remi vendendolo per quaranta franchi a Vitali, un italiano che campa facendo spettacoli nelle piazze con i suoi animali ammaestrati: una scimmia di nome Joli-Coeur e tre cani, Capi, Zerbino e Dolce. Vitali è severo, ma non cattivo. Cerca di istruire il bambino, gli insegna a leggere, a scrivere, a contare e gli impartisce un’istruzione musicale. Diventa quasi un padre per lui e, per difenderlo, finisce in prigione. è evidente che gli vuole bene. Non accetta di separarsi quando Remi riceve l’offerta di una danarosa signora inglese che vorrebbe averlo accanto come compagno del figlio malato. Afferma infatti che è meglio guadagnarsi il pane da uomini liberi che da servi in una casa di ricchi.

Vitali muore durante una bufera di neve e Remi resta solo con Capi come unico amico. Capi è un cane intelligente, gli manca solo la parola, come si suol dire. Insieme a lui, il bambino trascorre momenti più o meno duri: a Parigi dove diviene preda di un bieco sfruttatore, ma dove conosce anche Mattia, l’amico carissimo che lo accompagnerà nelle vicissitudini, e dove lavora come giardiniere.  In Belgio, a fare il minatore e a rischiare la vita del crollo della miniera di carbone (un evento quasi profetizzato: gli italiani ricordano con dolore sempre vivo il disastro di Marcinelle del 1956).

Remi è sempre in viaggio con fatica, però si guadagna da vivere in modo onesto, rimediando anche qualche soldino per ricomprare la mucca a mamma Barberin. Pur non ricevendo un’educazione istituzionalizzata, egli forma il proprio carattere girando il mondo. La sua mente è sveglia, ricettiva, il suo cuore è retto, perciò Remi matura in modo armonioso scoprendo come, anche negli ambienti più poveri e umili, un ragazzo possa crescere sviluppando dei valori profondi.

Scopri questo romanzo dalla collana “I classici” de Il Mulino a Vento.

Un romanzo verista dal finale fiabesco

Il romanzo è decisamente verista, privo di elementi magici, misteriosi o paradossali, anche se l’agnizione finale rappresenta una conclusione quasi dal sapore fiabesco. Nel racconto, gli animali si comportano secondo la propria natura e gli esseri umani mostrano i loro lati migliori e pure quelli peggiori. Tuttavia, la visione non è manichea, cattivi da una parte, buoni dall’altra: la cattiveria nasce dalla fame, dall’abbandono educativo, dall’avidità; ha una causa, non è insita naturalmente negli esseri umani. è una concezione illuminista dell’uomo che demanda la formazione delle persone all’esperienza e alla lotta contro la disonestà. Non si tratta perciò di un conflitto dei cattivi contro i buoni, ma piuttosto di un confronto tra istanze sociali e scelte consapevoli.

Remi deve moltissimo a mamma Barberin non tanto perché lo ha adottato, ma specialmente perché lei, con il suo affetto e la sua sensibilità, lo ha avviato sulla strada giusta. Remi parte per la grande avventura con un bagaglio esteriore quasi inesistente, ma con un patrimonio interiore solido e ricco. Quei primi anni trascorsi in solitudine con una madre attenta, premurosa, forte nella sua semplicità, gli permettono di affrontare qualsiasi traversia. Deve anche molto a Vitali, a quella dura scuola di sopravvivenza a cui il musicista lo ha avviato. Un tempo, si educavano bambine e bambini a “sapere da dove viene”. A sapere da dove viene il pane che arriva sulla tavola, il vestito che tiene caldo, l’acqua nel bicchiere, il soldino nel salvadanaio, le calzature che proteggono i piedi, la mela nella fruttiera. “Sapere da dove viene” significa comprendere il lavoro e la cura che stanno dietro ai beni consumati nel quotidiano, capire che non cadono dalle nuvole, non sono gratuiti, non sono infiniti. è questa un’educazione ecologica a tutto tondo, nata prima che il problema della protezione ambientale si ponesse in modo cosciente. Ora non sempre c’è questo tipo di educazione e molti ragazzini, abituati a vedere realizzati i desideri, ma non a guadagnarli, non saprebbero sopravvivere da soli neppure mezza giornata. è pur vero che la storia di Remi è inventata, ma si può ben credere che molti bambini, nell’Ottocento e nella prima metà del Novecento, abbiano vissuto situazioni simili: spazzacamini, operai, contadini, strappati anzitempo dalle famiglie, mai andati a scuola, piegati dal lavoro e destinati a una crescita precoce, a una morte precoce. Vitali è il maestro che fa capire a Remi “da dove viene”. Da dove vengono non solo le cose materiali, ma anche le scelte spirituali e il bene. Non augureremo certo ai nostri bambini di affrontare situazioni simili perché il loro carattere si consolidi, ma possiamo riflettere su come il tentativo che facciamo di proteggerli da tutto e di chiuderli in una campana di vetro possa comportare l’indebolimento della loro personalità. Del resto, anche ai giorni nostri c’è una dicotomia fra un’infanzia rigidamente controllata e priva di esperienze reali e un’altra, proveniente da altri Paesi, i cui componenti attraversano il mare da soli in cerca di una vita migliore e di un territorio più accogliente.

Anche Remi si presenta quasi come un piccolo migrante, un senza patria in cerca di un posto nel mondo, con una personalità forte, capace di vedere nel cuore delle persone, di innamorarsi di una persona disabile nella figura dolcissima di Lisa e poi, specialmente, capace di gratitudine.

Un’educazione alla lettura: leggere è come viaggiare

Proporre Senza famiglia ai piccoli lettori significa invitarli a una grande avventura di viaggio e a far propri i valori espliciti e reiterati nella storia; è una doppia funzione, educare alla lettura e educare all’onestà, quella che il libro veicola con un perfetto equilibrio tra vicende e insegnamenti. Funzione che Hector Malot aveva ben presente nella stesura del suo racconto. Interessato a una pedagogia che facesse dell’esperienza di vita la principale maestra, l’autore si opponeva a un’educazione totalmente libresca e avulsa dalla realtà proposta in genere dalla scuola della sua epoca. Con le sue pagine intense, con la sua prosa pulita, riesce ancora oggi ad appassionare i lettori e a educarli senza pedanteria. In fondo, anche leggere è viaggiare e la lettura assume un’importanza fondamentale non opponendosi, ma integrando e arricchendo le informazioni veloci, a volte superficiali, dovute alla svolta tecnologica.

Remi riflette mentre cammina, cresce mentre cammina, conosce mentre cammina e leggere è come camminare attraverso un territorio sconosciuto, pieno di sorprese, per prepararsi e affrontare quella grande avventura che è la vita.

Paola Valente

Paola Valente vive a Vicenza, ed ha insegnato nella Scuola Primaria. Ha scritto per Raffaello numerosi libri per ragazze e ragazzi, tra cui “La Maestra Tiramisù”, bestseller di collana, in più, tanti racconti dedicati alla Educazione alla Cittadinanza.

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