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#DAILEGGIAMOICLASSICI: Le mille e una notte

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Con una lettura ad alta voce: potere alla parola!

Leggenda vuole che chi leggerà Le mille e una notte per intero, morirà.

È una delle prime cose che racconto ai giovani lettori e alle giovani lettrici durante la presentazione del libro. Allora mi accorgo degli occhi spalancati e delle labbra che precipitano in giù dalla sorpresa. Adoro quel momento e con gli insegnanti scambiamo sguardi complici e divertiti. A breve anche i ragazzi capiranno perché non hanno nulla da temere. Ma tra le cose speciali che accadono durante gli incontri, il mio momento preferito è quello in cui chiedo…
Ops, facciamo prima un passo indietro!
Piacere, sono Alessia Racci Chini, attrice e autrice, e ho avuto l’onore di rinarrare per il Gruppo Editoriale Raffaello il classico Le mille e una notte.

Un’opera maestosa e senza tempo, considerata forse la più straordinaria raccolta di storie di tutta la letteratura – di cui vi proponiamo nel libro una selezione delle più belle e rappresentative – composta da autori sconosciuti vissuti a cavallo del X secolo che hanno tentato di dare forma compiuta a novelle ancora più antiche, risalenti alla notte dei tempi. Ma come può avere forma compiuta un’opera scritta quasi per caso da molte mani, di cui esistono infinite versioni, nate per lo più come appunti presi su fogli di pergamena impilati l’uno sull’altro?
Dicevo: leggenda vuole che chi leggerà Le mille e una notte per intero, morirà. Ma possiamo dormire sonni tranquilli perché Le mille e una notte è un libro che nessuno può vantare di aver mai letto per intero, per il solo fatto che… non è mai esistito.
Non come testo unico e originale, almeno. Non nella sua forma attuale. Un libro composto da infiniti libri, uno diverso dall’altro, compenetrati, mescolati, impastati tra loro: un groviglio di storie antichissime a cui, solo in tempi molto più recenti, un tal francese al servizio del Re Sole mise ordine trasformandolo nel libro che adesso conosciamo. Ma di come ritrovò il manoscritto in lingua araba e lo portò in Europa parleremo fra poco.
Le mille e una notteAlf layla wa layla in lingua araba– nasce quindi come un testo anonimo che attinge a fonti indiane, persiane, babilonesi, arabe, giudaiche, egiziane, ma anche europee. Sono storie che parlano di amore e amicizia, di vizi e di virtù, di coraggio e fedeltà, senza rinunciare a qualche bricconata maldestra o feroce. E queste novelle, popolate da sultani e truffatori, principi malati d’amore, regine voluttuose, ragazzi scaltri, geni, mendicanti, ladroni, servi astuti e animali che parlano, hanno fondato l’immaginario collettivo dell’Oriente, dove aleggia l’odore delle spezie, il fumo dei narghilè, il rumore dei mercati, la vista è strabiliata dalle cupole a cipolla dei palazzi reali, tra gioielli, tappeti, pozioni magiche, cammelli, turbanti e veli.

A far dar cornice alle novelle, c’è la vicenda della bella Shahrazàd che, armata d’intelligenza e di una sfrenata passione per le storie, riesce a calmare l’ira del sultano e suscitare il suo amore grazie alle novelle raccontate durante molte notti di veglia. Salvando le sorti del paese.
Ricchi di magia e di avventura, questi racconti incantano da sempre lettrici e lettori di tutte le età grazie a personaggi come Simbad il marinaio, Alibabà, Aladino, la fata Paribanù, e il “ginn”, la magica creatura chiamata Genio, di cui parlerà la nostra video-lettura.

Ecco a voi la video-lettura della “Storia del genio e del pescatore”: ascolta la lettura animata!

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Guarda la video-lettura con Alessia Racci Chini

E a proposito di tappeti e turbanti, sapeva bene come agghindarsi durante i viaggi in Oriente il tal francese al servizio del re Sole, grazie al quale Le mille e una notte è arrivato fino a noi. Si chiamava Antoine Galland, era un orientalista, conosceva bene la lingua araba e i costumi del posto, così bene che il sovrano lo spediva di tanto in tanto a fare incetta di tesori: porcellane, broccati, sete, monili preziosi che avrebbero reso la sua corte ancor più sontuosa. Antoine s’imbatté in un manoscritto de l’Alf layla wa layla in un suq – un tipico mercato – a Smirne, in Turchia, e lo infilò nel tascapane. Costretto a scappare in fretta e furia dalla città devastata da un improvviso terremoto, s’accorse che quel manoscritto era una delle poche cose che era riuscito involontariamente a mettere in salvo. Fu così che Le mille e una notte arrivò in Europa. Antoine trascorse molte ore – anzi, anni! –  in sua compagnia per tradurlo, fare ordine, ripulirlo ogni tanto di qualche sconceria inammissibile per i gusti dell’epoca, oppure calzare un po’ la mano in quei passaggi che sapeva essere graditi dalle dame di corte. La fatica fu ripagata perché il successo del libro fu clamoroso: Antoine l’aveva vista lunga, le nobildonne si facevano leggere le novelle dai loro cicisbei e lo stile orientale divenne una moda.
A quel libro hanno fatto seguito varie traduzioni in tutta Europa, forti anche del ritrovamento di altri manoscritti in lingua araba, con le diverse versioni che sembravano più assecondare i temperamenti dei traduttori (tra censori e pruriginosi) invece che attenersi agli originali. Ma la versione di Antoine Galland resta la pietra miliare da cui è partito tutto. Il resto è storia.

Ai lettori più attenti devo un riguardo, so di averli lasciati con un sassolino nella scarpa. Se volete sapere cosa stavo raccontando nelle primissime righe di questo articolo, a proposito del momento preferito di quando incontro gli studenti e pongo loro una certa domanda, ecco qui!
Stiamo parlando di Aladino, l’atmosfera è un po’ elettrica, tutti capiscono che qualcosa sta per rivelarsi.
Allora chiedo: Aladino ha mai volato su un tappeto?
Siii certooo, rispondono tutti.
Invece nooo, dico io.
Ma come? Sul cartone animato vola, ribattono.
Ahi ahi ahi, rispondo. Tutta colpa di Walt Disney.

Aladino, infatti, una delle favole più celebri della raccolta, ha subito pesantemente la reinvenzione disneyana. Così come il tappeto volante non compare mai nella novella – mai! – anche la principessa di cui s’innamora il ragazzo è assai diversa dalla Jasmine che conosciamo grazie al film. A partire dal nome: nell’originale si chiama Badrulbudur.
Come?? chiedono tutti.
Provate a ripeterlo con me: Ba–dru–l–bu–dur. Che sta a dire “luna piena delle lune piene”, la più bella di tutte. Peccato la ragazza fosse già sposata.
Vinco la tentazione di raccontarvi già qui come Aladino la conquistò, basti sapere che c’è ben poco di romantico, c’entra piuttosto una latrina (un bagno, una toilette, proprio lei) e un grosso dispetto magico giocato al marito della bella principessa.
Siete curiosi? Lo capisco.
Anche per me rinarrare questo classico senza tempo è stato un viaggio all’insegna della scoperta, della meraviglia, a volte della rabbia e del disgusto per certi tiri crudeli subiti da taluni, o per come sono stati trattati altri personaggi, soprattutto donne e schiavi, secondo un retaggio culturale che, non dimentichiamo, è di oltre dieci secoli fa. E leggerlo fa bene anche per questo: stimola la riflessione e offre agganci su tanti temi di cui sarà bello poi parlare in classe.

Vi lancio qualche spunto:

  • Il confronto con la cultura araba, tra passato e presente.
  • I libri censurati e messi al rogo: una sorte subita anche da Le mille e una notte, considerato molto scandaloso.
  • O ancora, un bel viaggio nella storia e geografia grazie all’impero della Grande Persia che fa da sfondo alle novelle: un territorio sconfinato che dall’Egitto si estendeva verso l’Arabia, Afghanistan, Iran, Iraq, fino all’India e alla Cina.
  • E ancora, scoprire le similitudini con le favole e i miti della nostra tradizione: sarà una sorpresa vedere come certe fiabe di Andersen o dei fratelli Grimm somiglino incredibilmente a quelle de Le mille e una notte, a dimostrazione che le fiabe non hanno confini.

Le mille e una notte è un libro che lascia al lettore un bel testimone – proprio come quello delle staffette – e tocca a noi scegliere cosa farne: raccontarlo agli altri, ad esempio, dire cos’abbiamo scoperto d’insolito che ci ha fatto cadere le labbra, e condividere una magia che sa travolgere.

Alessia Racci Chini

Storyteller e attrice per tv, cinema e teatro. È anche autrice presso il Gruppo Editoriale Raffaello, per cui ha rinarrato il classico “Le mille e una notte” per la collana I Classici del Mulino a Vento.

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