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#DAILEGGIAMOICLASSICI: Cuore

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Un libro che sa toccare i cuori

Cento anni fa, a Torino, in un’Italia ancora in costruzione, un ragazzino entrava in terza elementare. Si chiamava Enrico e la sua classe era composta da cinquantaquattro allievi maschi di varia estrazione sociale. Il suo diario, dato alle stampe dall’editore Treves con il titolo di Cuore, è un classico della letteratura per ragazze e ragazzi che riesce a commuovere ancor oggi i suoi lettori perché sa parlare, appunto, ai loro cuori.

UNA STORIA CON UNA NUOVA STRUTTURA
L’autore del libro, Edmondo Da Amicis, era infastidito dalla pedanteria e dalla pesantezza dei libri scolastici, perciò, volle scrivere qualcosa di nuovo, in un certo senso di dirompente, che suscitasse emozioni, invitasse alla partecipazione, divertisse e istruisse, tuttavia senza obbligare il giovane lettore alla noia e alla fatica.
Uno degli escamotage più felici fu la scelta di comporre un testo dinamico in cui, alla narrazione dei fatti che accadono durante le giornate scolastiche, si inseriscono i racconti mensili, edificanti sì, ma nello stesso tempo avventurosi, scritti con intensa passione, veri e propri piccoli romanzi a sé stanti: Il piccolo patriota padovano, La piccola vedetta lombarda, Dagli Appennini alle Ande…: nove storie, una per ciascun mese di scuola dove si esaltano il coraggio, l’eroismo, il patriottismo, l’orgoglio di essere italiani. Nel testo si inseriscono anche le lettere che Enrico riceve dai genitori e dalla sorella maggiore, una corrispondenza fitta, colta, d’altri tempi, che rivela i rapporti sinceri fra i membri di una famiglia ideale.  

IL RACCONTO DI UN PAESE NEONATO
Il mondo di Enrico è molto diverso da quello in cui sono immersi le bambine e i bambini contemporanei. Ai suoi tempi si cresceva in fretta e si assumevano responsabilità molto impegnative già da piccoli. Molti ragazzini lavoravano per aiutare le famiglie, c’era una grande povertà, le differenze sociali erano gigantesche, le donne avevano un ruolo marginale, confinato in famiglia dove erano dedite all’educazione dei figli e al benessere dei mariti. Annotando i propri pensieri, raccontando i fatti accaduti a scuola, Enrico restituisce uno spaccato socioculturale da cui, un po’ alla volta, attraverso prese di coscienza, lotte di classe e guerre, l’Italia ha costruito una democrazia con a base la Costituzione che sancisce l’uguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni. Si può affermare che Cuore è il racconto di un Paese neonato, in cerca dapprima di cure e di nutrimento, poi di sviluppo personale e civile.

I compagni di Enrico rappresentano altrettanti “tipi” di italiani: il buon Garrone, il bellissimo e brillante De Rossi, il povero Nelli disabile e denutrito, Crossi dal braccio morto figlio di un’erbivendola e con il padre in galera; Nobis è il signorino superbo, Precossi è il figlio del fabbro, Betti di un carbonaio, Garoffi è un piccolo trafficante, Stardi un appassionato di libri. Infine, ecco Franti, il cattivo, dalla faccia tosta e trista, già espulso da un’altra scuola, che spezza il cuore a sua madre e se ne frega di chiunque. Quest’ultimo, nella scuola odierna, che ha come scopo primario l’inclusione, rappresenterebbe il primo pensiero degli insegnanti, sarebbe il beneficiario di un percorso di aiuto e di recupero. Nella scuola di cento anni fa invece, i ragazzi disadattati erano considerati senza speranza, destinati a finire in prigione o peggio.

Franti però non ci appare più solo come la figura stereotipata del malvagio, del senza cuore, ma percepiamo in lui la ribellione a una certa ipocrisia mista a ingenuità dell’epoca ottocentesca; la ribellione all’idea che tutti debbano rimanere al proprio posto perché la società possa prosperare. In un gruppo dove sono accettati solo certi valori e dove la separazione fra le classi sociali è forte ed evidente, Franti fa il cattivo per attirare l’attenzione, per affermare se stesso, per uscire dall’anonimato. Certamente egli non si farebbe ammazzare a fucilate per avvistare il nemico, né rifiuterebbe il denaro dai detrattori degli italiani e tanto meno attraverserebbe l’oceano per ritrovare sua madre. Tuttavia, non è lui il colpevole, ma la scuola che, in questo caso, ha perso l’occasione di volgere tanta energia, tanta rabbia verso cause migliori. Era, del resto, una scuola neonata anch’essa dove Franti, l’antieroe, aveva un posto quasi indispensabile se non altro perché, senza di lui Cuore avrebbe un sapore un po’ insipido.

CUORE: UN LIBRO CHE FA STRIKE
Quasi tutti gli adulti del romanzo sono autorevoli, figure esemplari cui i giovani dovrebbero ispirarsi. Il maestro Perboni è un vero e proprio missionario dell’insegnamento, il Direttore una specie di precettore militare, i genitori di Enrico una coppia perfetta. Troppo aulico, troppo piagnone, troppo ipocrita: il romanzo fu maltrattato dalla critica; da Carducci, per esempio, da Momigliano, dal Sapegno. Eppure, il De Amicis fece strike: il libro fu tradotto in tutto il mondo, amato dai lettori, venduto in milioni di copie. Un successo di massa che fa ancora palpitare i cuori di chi lo legge, dei nostri scafati ragazzini che hanno in fondo tanto desiderio di tenerezza, e dei loro genitori e dei loro nonni che in gioventù lo lessero e lo rilessero senza mai stancarsi.

Essere eroi non ha adesso lo stesso significato che nell’Ottocento, eppure si è sempre alla ricerca di chi, per migliorare il mondo, sacrifica se stesso.

Cuore, come tutti i classici, ha vari livelli di lettura. Per un bambino è sufficiente l’identificazione con Enrico per amare il racconto. L’identificazione con un coetaneo che osserva e vive giorno dopo giorno i piccoli e grandi avvenimenti intorno a sé; che a scuola stringe amicizie, si avvicina alla scoperta del mondo e percepisce i primi sconosciuti brividi amorosi all’apparire della penna rossa sul cappellino dell’indimenticabile maestrina senza nome.

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Paola Valente

Paola Valente vive a Vicenza, ed ha insegnato nella Scuola Primaria. Ha scritto per Raffaello numerosi libri per ragazze e ragazzi, tra cui “La Maestra Tiramisù”, bestseller di collana, in più, tanti racconti dedicati alla Educazione alla Cittadinanza.

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