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Come fare filosofia con i bambini?

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Istruzioni per l’uso

Un utile approfondimento dopo aver letto l’articolo Filosofia con i bambini: tre buoni motivi per filosofare… fin da piccoli! In questo articolo si offriranno alcune indicazioni operative: come far vivere un’esperienza filosofica a un gruppo di bambini e bambine della Scuola Primaria?

L’idea iniziale: la P4C, Philosophy for Children

Oggi in Italia esistono diverse esperienze che s’ispirano a metodi e a scuole di pensiero diversi, ma è opportuno innanzi tutto far riferimento a colui che, per primo, ha teorizzato e sperimentato la filosofia per i bambini: Matthew Lipman (1922-2010).

Il programma della Philosophy for Children (l’acronimo ormai noto è P4C) nasce alla fine degli anni Sessanta per iniziativa di Lipman, docente di Logica presso la Columbia University (NY) e in seguito presso il Montclair State College del New Jersey, dove ha diretto l’Institute for the Advancement of Philosophy for Children e l’Institute for Critical Thinking.

Nella sua attività di docente a livello universitario, Lipman si rende conto della difficoltà che gli studenti incontrano nella formulazione di un pensiero solidamente argomentato sul piano logico con grave pregiudizio sia rispetto allo studio approfondito della filosofia sia in relazione alla comunicazione di idee e opinioni personali elaborate in autonomia. Ritiene che la ragione di tale difficoltà sia dovuta alla scarsa familiarità dei ragazzi con il pensiero logico-critico e metacognitivo non sollecitato nel corso degli studi precedenti, in particolare negli Stati Uniti dove non è previsto lo studio della filosofia nell’iter scolastico pre-universitario.

Da qui prende forma la sua proposta di riorganizzazione del curriculum scolastico fin dai primi anni con l’introduzione del filoso-fare non solo a livello di scuola superiore, ma fin dai primi anni per consentire la graduale acquisizione di un metodo funzionale allo sviluppo del pensiero critico e alla formazione della persona.

Il programma della P4C prevede:

  1. la produzione di materiale ad hoc, articolato per fasce d’età e costituito da racconti, la cui lettura funge da stimolo per l’elaborazione di un’agenda tematica che corrisponda agli interessi dei bambini alla luce della loro esperienza concreta;
  2. la disposizione in cerchio dei bambini quale setting d’aula che favorisce lo scambio e il confronto;
  3. la trasformazione del gruppo-classe in una comunità di ricerca;
  4. l’attribuzione al docente del ruolo non di soggetto protagonista, ma di “facilitatore“, ovvero di colui/colei che sollecita domande, osservazioni e dubbi da parte dei bambini, tra cui si seleziona ciò che è di maggior interesse e su cui si intende lavorare.

Il programma della P4C si caratterizza in particolare per due aspetti fondamentali:

  1. la dimensione sociale e dialogica del pensare insieme, che si richiama alla tradizione socratica;
  2. l’orizzonte normativo dell’educazione alla democrazia.

Sarebbero sufficienti questi due elementi per conferire alla P4C il valore di un metodo pensato per i bambini, ma estendibile anche a comunità di adulti.

La filosofia con i bambini

Ancora oggi la P4C rappresenta un paradigma teorico imprescindibile, diffuso in oltre 60 Paesi del mondo, ma non è certamente l’unico.

Tante e diverse sono le proposte educative: alcune seguono più da vicino il programma di Lipman, altre si ispirano a orientamenti che se ne discostano sia per i presupposti teorici che per l’utilizzo di strumenti diversi e non strutturati: un video, un’immagine ben riconoscibile, un oggetto familiare che si propone ai bambini, senza collegarlo all’utilizzo consueto, possono costituire l’occasione per stimolare in loro un pensiero riflessivo, critico e creativo insieme.

La condizione è che il materiale ponga situazioni problematiche di natura filosofica.

Si parla quindi di “filosofia con i bambini” più che “per i bambini”, privilegiando l’aspetto collaborativo e costruttivo nel quale i piccoli accentuano il loro ruolo attivo: non destinatari dunque (per), ma coprotagonisti (con) di un’esperienza filosofica comune.

L’espressione “filosofia con i bambini” indica, infatti, un percorso formativo aperto in cui non ci sono docenti e discenti, ma che vede al centro la domanda e la ricerca di una risposta costruita insieme.

Altre prospettive ripropongono la necessità di contestualizzare il momento storico in cui alcune idee filosofiche sono venute alla luce, mettendo in secondo piano l’aspetto esperienziale del “fare filosofia”.

Avventure fantafilosofiche: una proposta concreta a partire dal metodo socratico

Tra le tante offerte, tutte interessanti, che fioriscono nel mondo della filosofia per/con i bambini, una questione da non sottovalutare è: come rendere effettivamente praticabile ed efficace l’esperienza laboratoriale evitando il duplice rischio della rigidità nel seguire un iter prefissato e dell’improvvisazione?

In che modo concretamente le insegnanti di scuola primaria o anche l’adulto che desiderasse l’avvicinamento al filosofare da parte del proprio figlio potrebbero procedere?

Due gli elementi imprescindibili:

  1. il riferimento teorico che costituisca un saldo punto di ancoraggio, in questo caso il dialogo socratico. Al di là delle molteplici interpretazioni che della figura e dell’operato di Socrate sono state date nel tempo, qui importa sottolineare l’insuperata valenza formativa del suo metodo dialogico: la domanda quale incipit di un’esperienza filosofica collettiva, la messa in discussione del senso comune, la molteplicità delle prospettive in questione, la tensione verso una verità condivisa, che ne costituiscono gli ingredienti, risultano validi anche per fare filosofia con i bambini.
  2.  La cassetta degli attrezzi. Quando si passa dalla teoria alla pratica, potrebbe risultare utile disporre di strumenti di supporto che costituiscano lo stimolo alla ricerca e di una linea orientativa sia pure aperta. Un testo scritto di carattere narrativo – utilizzabile all’interno del gruppo classe – potrebbe rispondere a tali esigenze, purché si tratti di un testo che “lasci parlare” il lettore, limitandosi semplicemente a suggerire una tematica e a presentare situazioni problematiche. Peraltro, non andrebbe esclusa in senso assoluto la possibilità che i bambini aprano altre prospettive. Secondo l’impostazione socratica, il testo-stimolo dovrebbe servire ad avviare la discussione sollevando dubbi, domande, sollecitando la formulazione di ipotesi e lasciando lo spazio per estendere lo sguardo. La soluzione del problema va cercata, nel presupposto che la verità non è già data, ma conquistata insieme – o per lo meno concordata in via ipotetica e provvisoria – dalla comunità di ricerca. Non una, ma tante storie, ognuna dedicata a un tema, ma senza rigidità; iniziando con gli argomenti più congeniali al vissuto dei bambini e adatti a essere sviluppati in maniera ampia e profonda.

Come proporre ai bambini una storia a tenore filosofico in modo spontaneo e senza forzature? Una cornice che faccia da filo conduttore tra le storie e che crei aspettativa tra i bambini potrebbe costituire un fattore di ulteriore coinvolgimento?

Tra i vari generi letterari, che stimolano la curiosità, il gusto per la scoperta e per la soluzione di rompicapi, il giallo – ovviamente declinato secondo ambientazioni e personaggi vicini al contesto dei più piccoli – è senz’altro uno dei più attrattivi. Tutto questo, e non solo, si propone “Alla scoperta dei perché” attraverso una serie di “avventure fanta-filosofiche” che un gruppo di ragazzini, una compagnia di amici, comunità di ricerca in fieri, vivono grazie all’incontro con un personaggio molto particolare. Il testo, al fine di sostenere il compito dell’insegnante, senza precludere alcuna possibilità, offre come ulteriori supporti:

  • un fascicolo che, con linguaggio semplice, ma non banalizzante, adatto ai bambini articola i diversi aspetti delle tematiche affrontate;
  • una serie di schede didattiche in formato digitale che guidano, in fase iniziale, la discussione, per stimolare il dialogo e la prospettiva di ricerca in un’equilibrata attivazione della fantasia e del pensiero riflesso.

Sfoglia il libro:


Francesca Barigelli, Grazia Gugliormella

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